Tre ultras della Reggina indagati per estorsione e metodo mafioso
Tre ultras della Reggina indagati per estorsione e pressioni sul club. Contestato il metodo mafioso.

La Procura della Repubblica ha concluso un’indagine che ha portato all’indagine di tre ultras della Reggina, accusati di estorsione e di utilizzare un metodo mafioso per esercitare pressioni sul club. I tre indagati, Davide Crupi, Girolamo Emanuele Lubrano e Andrea Pennica, sarebbero stati coinvolti in un’associazione a delinquere che ha messo a disposizione di una parte della tifoseria organizzata una serie di condotte illecite, tra cui la gestione illegale dei biglietti e la richiesta di somme di denaro. L’inchiesta ha rilevato che le richieste non si sarebbero limitate ai versamenti in contanti, ma anche a capi di abbigliamento ufficiale e finanziamenti per coreografie. La Procura ha anche contestato il metodo mafioso utilizzato per mobilitare tifosi e influenzare la società.
Pressioni e estorsione su ex dirigenti
Secondo gli inquirenti, i tre ultras avrebbero esercitato pressioni sulla precedente dirigenza della Reggina, costretta a consegnare periodicamente somme di denaro. Le richieste, formalmente giustificate come contributi per le spese legali degli ultras, sarebbero state in realtà un mezzo per ottenere un profitto ingiusto. In sei occasioni, sono stati indicati importi di 900 euro, 1000 euro e 2mila e 600 euro, per un totale di 7.300 euro. La Procura ha sottolineato che solo una parte di queste somme sarebbe stata effettivamente utilizzata per le attività della curva, mentre il resto sarebbe stato trattenuto e suddiviso tra i membri del gruppo.
Controllo dei biglietti e condotte illecite
Il gruppo ultras avrebbe anche esercitato un controllo sulla distribuzione dei biglietti per la Curva Sud dello stadio Oreste Granillo, operando in alternativa al canale ufficiale rappresentato dalla piattaforma “Viva ticket”. Questo ha permesso loro di procurarsi un profitto ingiusto con danno a terzi. Inoltre, i tifosi avrebbero potuto entrare nello stadio senza acquistare un biglietto regolare, evitando l’identificazione da parte degli stewards. La Procura ha anche rilevato che il gruppo aveva la capacità di mobilitare un ampio seguito di tifosi, tra cui soggetti sottoposti a misure di prevenzione, per creare contestazioni e manifestazioni di piazza, con l’obiettivo di screditarre l’immagine della società e dei suoi vertici.
Le condotte illecite non si sono limitate al controllo dei biglietti. Sono state segnalate anche invasioni di campo, lanci di fumogeni e, in un caso, il lancio di bottigliette d’acqua sul terreno di gioco, che hanno causato sanzioni sportive e economiche alla società. L’aggravante mafioso è scattato a causa della vicinanza degli ultras ad ambienti legati alla criminalità organizzata, in particolare la cosca dei Labate nel quartiere Gebbione.
Andrea Pennica è stato accusato anche di aver utilizzato un cellulare mentre era detenuto nel carcere di Reggio Calabria, per contattare l’ex fidanzata e il coindagato Lubrano. L’inchiesta ha ricostruito una ventina di incontri tra il febbraio 2024 e l’aprile 2025, in luoghi diversi come studi, distributori di carburante e locali commerciali. La Procura non ha dubbi: il gruppo ha utilizzato un metodo mafioso per esercitare pressioni sulla società e ottenere profitti illeciti.
