“Diritti civili e visibilità”: un dibattito acceso a Catanzaro sulle pari opportunità e l’identità di genere
Un dibattito acceso a Catanzaro sulle pari opportunità e l’identità di genere, promosso da Sinistra Italiana e Arci əqua.

Un dibattito acceso su diritti civili e visibilità
Lunedì 27 luglio, a Catanzaro, si è svolto un incontro promosso da Sinistra Italiana Catanzaro in collaborazione con Arci əqua Catanzaro, inserito nel calendario di iniziative del comitato Road to Pride in vista del corteo dell’8 agosto. L’evento, intitolato “Il diritto di avere diritti”, ha visto la partecipazione di un pubblico attento e interessato, che ha seguito con attenzione le riflessioni di due esperti del territorio: la magistrata Graziella Viscomi e la psicologa Paola Biondi. L’incontro ha posto al centro la tutela della persona contro ogni forma di discriminazione e violenza, con un confronto di alto profilo sociale e culturale.
La visibilità è un diritto, non un lusso Il moderatore, Francesco Giacobbe, ha aperto l’incontro sottolineando come il riconoscimento di diritti da parte di una società ai suoi individui e ai gruppi di individui aventi determinate caratteristiche equivalga a conferire loro dignità, a riconoscerne l’esistenza e a dare loro visibilità. Quest’ultima, insieme ai diritti, è al centro delle rivendicazioni della comunità LGBTIQIA+. L’evento ha rappresentato un’occasione per parlare di diritti civili, ma anche di come la società possa riconoscere e valorizzare le identità diverse, dando loro spazio e visibilità.
La magistrata Viscomi: un cammino lento ma costante
La magistrata Graziella Viscomi ha ripercorso normative e arresti giurisprudenziali che segnano il lento cammino per il riconoscimento dei diritti alle persone omosessuali, singole o in coppia. Ha sottolineato la centralità delle sentenze della Corte Costituzionale, che, in assenza di interventi legislativi sollecitati da anni anche dall’Unione Europea, hanno colmato i vuoti di tutela. Tra le sentenze citate, ha menzionato la pronuncia n. 68/2025, che riconosce il diritto dei figli di famiglie omogenitoriali a godere sin dall’inizio dello status di figlio sia della madre biologica sia della madre intenzionale, e la pronuncia n. 115/2025, che ha riconosciuto il diritto della madre intenzionale al congedo, tutelando il minore e il principio di uguaglianza.
La giurisprudenza ha fatto passi avanti, ma la legge deve seguirne il ritmo Viscomi ha evidenziato come la giurisprudenza abbia fatto passi avanti, ma che la legge deve seguire il ritmo, soprattutto per allinearsi a quanto già fatto in altri paesi europei e occidentali. Ha anche sottolineato l’importanza di un linguaggio giuridico puntuale, come l’introduzione nella legge sul femminicidio di specifiche espressioni come «esercizio del potere» e «limitazione delle libertà personali», che hanno permesso di declinare meglio il fenomeno sociale.
La psicologa Biondi: famiglie omogenitoriali e resilienza
La dottoressa Paola Biondi, vicepresidente di Rete Lenford, ha risposto a una domanda del pubblico sull’urgenza di promulgare nuove leggi, sottolineando che il tempo è scaduto e occorre fare in fretta per fornire risposte che da troppo tempo la società ha diritto di avere. Ha anche sfatato il luogo comune secondo cui le famiglie omogenitoriali sarebbero meno efficaci per la mancata compresenza di entrambe le figure genitoriali tradizionali, evidenziando come al contrario esse siano spesso rese più forti e resilienti proprio dall’impegno necessario a proteggere i figli dal pregiudizio e a rapportarsi con la società. La paura di denunciare è un segnale di discriminazione Biondi ha riferito che, personalmente, in 13 anni di esperienza, ha trattato un solo caso in cui si denunciava un reato determinato da ragioni di odio per l’orientamento sessuale, evidenziando come ciò sia a suo avviso sintomatico della paura di denunciare. Ha sottolineato come la discriminazione non si esprime sempre in modo esplicito, ma può manifestarsi in forme più sottili, che richiedono una maggiore sensibilità e attenzione da parte della società.
Un dibattito aperto e partecipato
L’incontro si è concluso con un ampio e partecipato spazio di dibattito aperto al pubblico, trasformandosi in un’occasione di confronto diretto e arricchente. I partecipanti hanno potuto interagire con gli ospiti, ponendo domande e condividendo esperienze, in un clima di rispetto e apertura. L’evento ha rappresentato un momento importante per il dibattito su diritti civili, visibilità e discriminazioni, con un’attenzione particolare alle tematiche legate all’identità di genere e alle famiglie omogenitoriali.
