Legionella a Reggio, l’esperto chiarisce: il rischio è nell’acqua nebulizzata, non tra persone
Legionella a Reggio: esperto spiega il rischio dell’acqua nebulizzata e la mancanza di contagio tra persone.

Legionella a Reggio, l’esperto chiarisce: il rischio è nell’acqua nebulizzata, non tra persone
La chiusura di un hotel a Reggio Calabria per la presenza di legionella ha riaccendato l’attenzione su un batterio che, sebbene poco conosciuto al largo del pubblico, può rappresentare un serio rischio per la salute. L’esperto Davide Busico, Legionella Expert di Initial Italia, ha spiegato come si diffonda il batterio e quali siano i reali rischi per gli ospiti. «La legionella non si contrae bevendo l’acqua contaminata, ma attraverso l’inalazione di minuscole goccioline d’acqua, un aerosol che può essere respirato», ha sottolineato. Il rischio non è quindi tra persone, ma nell’ambiente in cui si trova l’acqua contaminata.
La legionella non si trasmette da uomo a uomo
Busico ha sottolineato che non esiste alcuna prova di contagio tra persone. «Non è mai stata dimostrata una trasmissione da uomo a uomo. Una persona malata non rappresenta un rischio per chi le sta vicino, anche se tossisce. La fonte dell’infezione è sempre ambientale», ha chiarito. Questo significa che, in caso di più persone contagiate in una struttura ricettiva, il collegamento va ricercato negli impianti dell’edificio, non tra i soggetti.
Le fonti di contaminazione: docce, condizionatori e piscine
Le fonti di contaminazione sono tutti gli impianti che possono generare aerosol. «La doccia è il caso più evidente, ma anche gli impianti di climatizzazione e umidificazione possono rappresentare un rischio quando al loro interno è presente acqua che può contaminarsi e trasformarsi in aerosol», ha spiegato l’esperto. Anche le piscine e altri impianti idrici rientrano tra quelli da monitorare, soprattutto nelle strutture turistico-ricettive.
La sanificazione richiede tempo, ma è necessaria
Nel caso dell’albergo chiuso a Reggio Calabria, molto dipende dalle prescrizioni contenute nell’ordinanza. «Quando i livelli di legionella superano le soglie previste dalle linee guida nazionali è obbligatorio effettuare una sanificazione affidata ad aziende specializzate. L’intervento dura generalmente tra le 12 e le 24 ore», ha spiegato Busico. Tuttavia, se l’ordinanza prevede la riapertura soltanto dopo un riscontro analitico negativo, sarà necessario effettuare nuovi campionamenti e attendere gli esiti del laboratorio.
La prevenzione è l’arma principale contro la legionella
Secondo Busico, la prevenzione resta l’arma principale per ridurre i rischi. «Le linee guida nazionali prevedono la redazione di un documento di valutazione del rischio legionellosi che individua tutti gli impianti potenzialmente critici e stabilisce le attività di manutenzione necessarie», ha sottolineato. Tra queste figurano la pulizia periodica dei rompigetto dei rubinetti, la sanificazione dei serbatoi di accumulo e la manutenzione degli impianti. Anche nelle abitazioni private è possibile adottare alcune semplici precauzioni, come pulire periodicamente i filtri dei rubinetti e evitare ristagni facendo scorrere l’acqua nei punti utilizzati raramente. «I casi sono in aumento, ma perché oggi la cerchiamo di più», ha concluso Busico. «La legionella è presente su tutto il territorio nazionale. I casi registrati sono aumentati negli ultimi anni, ma questo dipende anche dal fatto che oggi viene ricercata molto più di prima. Maggiore è l’attenzione da parte delle strutture sanitarie e degli enti di controllo, maggiore è la capacità di individuare i casi e intervenire tempestivamente sulle fonti di contaminazione».
