Liste d’attesa, l’affondo di Cgil Cisl Uil: «Asuit ha fallito, Ferro si dimetta»
I sindacati confederali attaccano la gestione dell’Asuit sulle liste d’attesa. Dopo i dati Agenas, Cgil Cisl Uil chiedono le dimissioni del direttore generale Ferro.

I sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil affondano il colpo sulla gestione delle liste d’attesa in Trentino. Dopo la diffusione degli ultimi dati Agenas, le organizzazioni sindacali puntano il dito direttamente contro l’Azienda sanitaria dell’Università di Padova, ritenendola incapace di garantire soluzioni concrete ai cittadini. La critica principale riguarda le prestazioni di primo accesso, ambito nel quale la provincia trentina risulta in posizione di svantaggio rispetto ad altre realtà italiane. I sindacati non si fermano alla semplice denuncia dei problemi: vanno oltre e chiedono un cambio di rotta ai vertici dell’azienda, rivolgendo un appello diretto al direttore generale Ferro affinché rassegni le dimissioni.
Il fallimento dell’Asuit secondo i sindacati
La posizione espressa da Cgil, Cisl e Uil non lascia spazi all’interpretazione. I sindacati definiscono la gestione delle liste d’attesa un «fallimento» diretto dell’Asuit. L’organizzazione sanitaria viene accusata di non aver saputo costruire strategie e interventi capaci di ridurre i tempi di attesa per le prime visite mediche, un aspetto cruciale per l’accesso alle cure. Secondo quanto riferisce l’Ansa riprendendo le dichiarazioni sindacali, il sistema non sta funzionando e i dati ufficiali forniti da Agenas lo confermano.
La contestazione dei sindacati si concentra su un aspetto specifico: la capacità dell’azienda di elaborare soluzioni strutturali e non soltanto tamponi temporanei. Le organizzazioni sindacali sottolineano come, nonostante gli appelli e i moniti nel tempo, l’Asuit non abbia dato prova di saper affrontare la questione in modo decisivo e efficace. Questo ritardo nella risposta, secondo i sindacati, configura una vera e propria inadeguatezza nella gestione delle risorse e della programmazione sanitaria.
Il contesto in cui arriva l’attacco sindacale è quello dei dati Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che fotografano la situazione delle liste d’attesa a livello nazionale. Trentino emerge in una posizione critica proprio sul fronte delle prime visite, aspetto che tocca direttamente la capacità del sistema di garantire accesso tempestivo alle prestazioni diagnostiche e alle consulenze specialistiche.
La richiesta di dimissioni del direttore Ferro
Il passo successivo dei sindacati è la richiesta diretta di dimissioni del direttore generale Ferro. Non si tratta di una semplice critica alla gestione, ma di un invito a farsi da parte, inteso come riconoscimento di responsabilità per i risultati deludenti ottenuti nel settore cruciale delle liste d’attesa. La mossa dei sindacati riflette il grado di frustrazione e di insoddisfazione accumulato nel tempo rispetto all’andamento della sanità trentina sotto questa leadership.
Le dimissioni chieste dai sindacati rappresentano il punto di massima rottura rispetto al vertice dell’azienda. Non si parla di correzioni di rotta o di rinforzi organizzativi, bensì di un cambio radicale ai vertici. Questo linguaggio forte indica come le organizzazioni sindacali ritengano esaurita la fiducia nel progetto gestionale attuale e come vedano nella sostituzione del direttore generale l’unica via percorribile per invertire la tendenza.
Il ruolo del direttore generale dell’Asuit è centrale nella definizione delle politiche sanitarie e nella programmazione degli investimenti. I sindacati lo reputano responsabile della situazione creatasi e del mancato raggiungimento di obiettivi che dovrebbero essere prioritari per qualsiasi azienda sanitaria, ovvero l’abbattimento dei tempi di attesa e il miglioramento dell’accesso alle cure.
Contesto e implicazioni della contestazione
La presa di posizione di Cgil, Cisl e Uil segna un momento di particolare tensione nel rapporto tra sindacati e management sanitario in Trentino. Le organizzazioni sindacali rappresentano migliaia di lavoratori del settore sanitario e della società civile, e quando parlano di «fallimento» lo fanno con autorevolezza storica e radicamento territoriale. La questione delle liste d’attesa non è una questione secondaria: rappresenta il volto visibile della sanità per il cittadino e misura concreta di efficienza del sistema.
I dati Agenas forniscono una base obiettiva alla contestazione. Non si tratta di valutazioni soggettive, ma di misurazioni standardizzate che collocano il Trentino in una posizione di difficoltà rispetto al benchmark nazionale. Questo elemento conferisce maggior peso alle dichiarazioni sindacali, trasformando la critica in una questione di fatto documentato e verificabile.
La domanda che emerge ora è se questa pressione sindacale produrrà effetti sulla governance dell’azienda e sulle politiche sanitarie regionali. Il dibattito pubblico sui tempi di accesso alle cure è destinato a intensificarsi. Le organizzazioni sindacali hanno innalzato il livello dello scontro politico e organizzativo, e difficilmente la questione potrà essere archiviata senza una risposta concreta dalle istituzioni sanitarie.
