Mario Roggero resta in carcere, rigettata l’istanza di differimento pena dal Tribunale
Il Tribunale di Sorveglianza di Torino respinge la richiesta di scarcerazione per il gioielliere Mario Roggero. Restano assenti i requisiti di urgenza e necessità previsti dalla legge.

Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha rigettato l’istanza di differimento della pena per Mario Roggero. Il gioielliere, condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori nel 2021 nel Cuneese, resterà detenuto nel carcere di Bollate a Milano, dove si trova dal 17 luglio. La decisione arriva dopo che la difesa aveva chiesto di rinviare l’esecuzione della sentenza in attesa della valutazione di una possibile grazia presidenziale. La magistratura torinese ha però ritenuto che i presupposti legali per accogliere tale istanza non fossero presenti.
Le ragioni del rigetto: mancano urgenza e necessità
Secondo quanto comunicato dall’Ufficio di Sorveglianza di Torino, non sono state indicate dalla difesa le circostanze di urgenza indispensabili richieste dalla legge per procedere al differimento di una pena detentiva. La giudice competente ha spiegato che simili istanze si utilizzano unicamente per pene detentive brevi, non per condanne della durata di quella comminata a Roggero. Il magistrato di sorveglianza ha inoltre sottolineato come non vi fosse alcuna urgenza nel procedimento di scarcerazione del gioielliere, considerando che la pena rimane definitiva e i tempi processuali ordinari continuano a seguire il loro corso.
La motivazione della decisione rimanda al mancato rispetto di quei requisiti specifici che la normativa prevede come indispensabili per accordare il differimento: necessità e urgenza devono essere provate da circostanze concrete e rilevanti, non da mere aspettative o speranze di provvedimenti futuri. Nel caso di Roggero, nessuna di queste condizioni è stata ritenuta sussistente dalla corte.
Il prosieguo giudiziario e le speranze della famiglia
Nonostante il primo no del Tribunale, il percorso giudiziario del gioielliere continua. Dopo il passaggio degli atti tra Torino e Milano, i giudici torinesi hanno rispinto formalmente la richiesta, ma questo non preclude altri percorsi legali. La figlia di Roggero ha dichiarato che la famiglia ripone ancora speranze nel provvedimento di grazia presidenziale oppure nella possibilità di ottenere una misura alternativa come i domiciliari, strumenti che potrebbero ancora essere valutati in sede diversa rispetto a quella che ha appena deciso.

La situazione rimane complessa dal punto di vista legale. La sentenza di condanna è definitiva e il gioielliere deve scontare la pena detentiva, tuttavia le strade straordinarie rimangono aperte in via teorica. La richiesta di grazia rappresenta un canale autonomo rispetto alle decisioni della magistratura di sorveglianza e potrebbe ancora essere oggetto di valutazione presso la Presidenza della Repubblica. Allo stesso modo, altre istanze relative a benefici penitenziari potrebbero essere presentate successivamente, secondo le procedure previste per i detenuti in regime ordinario.
Per il momento, Roggero continuerà a scontare la sua pena nel carcere di Bollate. La decisione del Tribunale di Sorveglianza rappresenta un primo passaggio verso la definizione formale del suo status detentivo, ma non costituisce un giudizio finale su eventuali future richieste di clemenza o di trattamenti alternativi alla detenzione ordinaria.
