Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte dice no
Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte d’Assise di Bergamo la respinge.

La difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha chiesto una nuova perizia DNA per rianalizzare i reperti del caso, ma la Corte d’Assise di Bergamo ha respinto l’appello, alimentando il dibattito su possibili errori giudiziari. L’istanza, presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, mirava a verificare la corrispondenza del profilo genetico di Ignoto 1 con il condannato, ma i giudici hanno ritenuto che la richiesta non presentasse novità né specificità sufficienti. La decisione ha suscitato reazioni forti da parte della difesa e della famiglia della vittima.
La difesa chiede una revisione tecnico-scientifica
La difesa ha sottolineato l’importanza di una rivalutazione del DNA presente sul giubbotto di Yara, in particolare per verificare se la corrispondenza con Ignoto 1 fosse davvero certa. Secondo il documento giudiziario, il profilo di Ignoto 1 non è stato estratto unicamente dalla traccia 31G20, che corrisponde al sangue presente sugli slip della vittima. Sono stati effettuati cinquantadue prelievi sugli slip, dei quali sedici hanno restituito il profilo di Bossetti. Inoltre, sui leggings sono state effettuate dodici campionature, di cui due hanno prodotto la traccia di Ignoto 1.
La Corte ritiene non ci siano nuove prove
I giudici hanno chiarito che le prove richieste erano già state oggetto di approfondimento nel corso del processo e che una eventuale rivalutazione non avrebbe potuto modificare il quadro complessivo che ha portato alla condanna. Il tribunale ha ritenuto che non vi fosse alcun dubbio sulla presenza del DNA di Bossetti sull’indumento intimo della vittima e che il presunto campione di liquido seminale sul giubbotto non fosse stato attribuito al condannato, motivo per cui la difesa non poteva più avanzare richieste in merito.
La famiglia Gambirasio teme un “Garlasco 2”. Gli avvocati della famiglia, Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, hanno ricordato che avevano temuto un possibile “Garlasco 2” e hanno confermato la loro determinazione a evitare che si verifichi. “La Corte è stata d’accordo, speriamo che gli altri si arrendano, ma temiamo il contrario”, hanno concluso. Nel frattempo, Massimo Bossetti, presente in collegamento dal carcere di Bollate, ha osservato in silenzio la decisione, mentre il figlio Nicolas ha ribadito la sua convinzione che il padre non sia colpevole, aggiungendo: “Se avessimo la possibilità di analizzare quel ‘santo’ DNA, i risultati sarebbero diversi”.
La difesa non accetta che la verità resti sepolta. L’avvocato Massimo Salvagni ha definito la decisione un “muro impenetrabile” che nasconde qualcosa e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso alla Cassazione e di sollevare la questione alla Procura competente. “Faremo sicuramente ricorso, perché non accetteremo che la verità resti sepolta”, ha dichiarato.
- Massimo Bossetti condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio
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