Truffe con le criptovalute: come riconoscerle e agire

Come riconoscere e gestire le truffe con le criptovalute: segnali, azioni immediate e chi evitare.

Le truffe con le criptovalute sono sempre più diffuse e sofisticate, sfruttando tecnologie come l’intelligenza artificiale e i deepfake per ingannare le vittime. Chiunque possa essere bersaglio, anche i più esperti, è a rischio. La chiave per proteggersi è riconoscere i segnali di allarme, agire immediatamente e sapere da chi non farsi aiutare. In questo articolo, spieghiamo come funziona una truffa, cosa fare subito e come evitare di cadere in trappola.

Le truffe più comuni e i loro meccanismi

Le truffe con le criptovalute seguono schemi simili, ma si adattano al target. Il falso trading online è il caso più frequente: un messaggio su WhatsApp o un annuncio sui social attira l’attenzione, seguito da un “consulente” che promette guadagni elevati. La vittima apre un conto su una piattaforma apparentemente legittima, versando piccole somme. Dopo pochi giorni, il conto mostra un guadagno consistente, ma quando si cerca di prelevare, si ricevono richieste di “tasse” o “commissioni” per sbloccare i fondi. In realtà, i soldi non sono mai stati investiti: è un’illusione creata da bot di trading falsi. Questo schema è stato reso più potente grazie all’intelligenza artificiale, che permette di clonare voci e volti, rendendo le truffe più difficili da riconoscere.

La fiducia, l’urgenza e la tecnologia sono gli ingredienti principali di una truffa cripto. Il truffatore si presenta come un esperto, usa un volto o una voce simili a un personaggio noto e crea un senso di urgenza. La vittima, spesso convinta di aver trovato un’opportunità unica, si lascia coinvolgere. La tecnologia, inoltre, permette di creare falsi siti, video e messaggi che sembrano autentici, aumentando il rischio di essere ingannati.

Segnali d’allarme e come agire immediatamente

Non è sufficiente riconoscere una voce o un volto: oggi, le truffe si basano su dati personali, su una personalizzazione precisa e su una tecnologia avanzata. I segnali d’allarme sono diversi: il contatto arriva senza essere stato richiesto, i rendimenti promessi sono alti e “garantiti”, c’è sempre fretta, si chiede di installare programmi di accesso remoto, i pagamenti vanno su IBAN di privati o società non verificati, e tutto passa da WhatsApp o Telegram. Se ti riconosci in alcuni di questi punti, è importante agire immediatamente.

Non versare altro denaro, interrompi i contatti e togli gli accessi remoti. Chiama subito la banca e metti al sicuro le prove: chat complete, email, screenshot della piattaforma, ricevute dei pagamenti e identificativi delle transazioni. Questi elementi sono fondamentali per eventuali azioni legali. La velocità è cruciale: le prove scompaiono velocemente, i fondi vengono spostati e i termini della querela sono brevi.

La situazione è drammatica: nel 2024, la Polizia Postale ha trattato 18.714 casi di truffe online, di cui il 26% riguardava il falso trading. Il falso trading da solo ha causato un danno di quasi 147 milioni di euro, pari all’80% delle somme sottratte. Nel 2025, i casi sono aumentati del 15%, con un totale di 12.000 casi e 143 milioni di euro persi. La conseguenza è che il tempo, e il percorso dei fondi, è cruciale per il recupero. Nel caso Fideuram, circa 95 milioni di euro sono stati sottratti, ma grazie all’allarme tempestivo, ne sono stati recuperati circa 53 milioni bloccati sui conti bancari in Cina e in Portogallo. Questo caso dimostra che, sebbene le truffe siano sofisticate, un intervento rapido può portare a un recupero significativo.