Giulia Cecchettin e la lotta al femminicidio: la sentenza Turetta come strumento di cambiamento
La sentenza Turetta e i dati sui femminicidi in Italia: un passo verso la prevenzione.

Due anni dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, il caso Turetta continua a rappresentare un punto di riferimento per la lotta contro la violenza di genere. La sentenza di ergastolo per Filippo Turetta, l’uomo che l’ha uccisa il 11 novembre 2023, potrebbe diventare un modello per comprendere e contrastare le forme di violenza che ogni anno colpiscono donne e ragazze in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Non una di meno sui femminicidi, Giulia non è stata l’ultima vittima: sono 78 i femminicidi avvenuti in Italia solo fino all’8 novembre 2025. Un numero che sottolinea l’urgenza di un cambiamento reale, profondo e duraturo.
La violenza non è un segreto: dobbiamo riconoscerla
«Il sacrificio di Giulia generi un cambiamento reale, profondo, duraturo» ha detto Gino Cecchettin, padre della vittima, in un’intervista recente. La sua voce, carica di dolore ma anche di determinazione, ha reso chiaro che il ricordo di Giulia non deve essere un simbolo di silenzio, ma un invito a agire. Per questo, leggere la sentenza di ergastolo del suo assassino potrebbe aiutare tutte e tutti a imparare a riconoscere e a respingere ogni forma di violenza. Non solo per chi vive situazioni di abuso, ma per chiunque si trovi a osservare segni di controllo, minaccia o coercizione.
Leggere la sentenza Turetta non è solo un atto di memoria, ma un passo verso un futuro in cui non ci siano più altre Giulia. La violenza di genere non è un fenomeno isolato, ma un problema strutturale che richiede una risposta collettiva. I dati sull’incidenza dei femminicidi in Italia sono allarmanti, ma non sono mai stati ignorati. L’obiettivo non è solo punire chi commette reati, ma educare, sensibilizzare e prevenire.
Un’esperienza che non si ripete, ma si deve evitare
La storia di Giulia Cecchettin è un esempio drammatico di come la violenza possa colpire senza preavviso. Nonostante le sue aspirazioni, la sua intelligenza e il suo desiderio di libertà, è stata vittima di un atto di brutalità che non ha avuto scuse. Gino Cecchettin ha scelto di dare vita a una fondazione intitolata a lei, che promuove un cambiamento sociale e culturale. «Costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome» è il motto che guida l’azione di chi si impegna a non permettere che altre Giulia siano uccise.
La violenza non è un segreto, e non deve essere un tabù. Per questo, leggere la sentenza Turetta non è solo un atto di memoria, ma un passo verso un futuro in cui non ci siano più altre Giulia.
Non serve un minuto di silenzio, serve un cambiamento concreto. La sua storia non deve essere ridotta a un episodio triste, ma diventare un appello a una società più consapevole e responsabile. La violenza non è un segreto, e non deve essere un tabù. Per questo, leggere la sentenza Turetta non è solo un atto di memoria, ma un passo verso un futuro in cui non ci siano più altre Giulia.
