L’ambasciatrice USA e i governi in crisi: il caso Guilfoyle
L’ambasciatrice Usa Kimberly Guilfoyle ha rivelato durante una cena a Atene la possibilità di influenzare un governo europeo, alimentando un’inchiesta su interessi energetici e relazioni politiche complesse.
Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice USA in Grecia e ex nuora del presidente Donald Trump, ha suscitato scalpore per aver rivelato durante una cena a Atene la possibilità di influenzare un governo europeo. Lo spiraglio è stato aperto dal Wall Street Journal, che ha reso pubblico un dialogo acceso tra l’ambasciatrice e il ministro greco dell’Energia, Stavros Papastavrou, durante un incontro in cui lei avrebbe menzionato l’imminente caduta del governo romeno. «Possiamo farlo a qualsiasi paese vogliamo. Possiamo farlo anche qui», ha detto, in presenza di testimoni. La risposta di Papastavrou, che ha sottolineato che il governo greco è eletto dal popolo, ha acceso dibattiti su come l’amministrazione Trump possa influenzare gli equilibri politici in Europa.
Scandali e interessi energetici
Lo scandalo che ruota attorno a Guilfoyle non riguarda solo una singola azione, ma un insieme di dinamiche che coinvolgono l’amministrazione Trump, i suoi affari e l’impatto sui governi europei. L’ambasciatrice, in un contesto di pressione energetica USA, ha sottolineato come gli interessi americani possano influenzare la politica in diversi paesi, a partire dalla Grecia, dove si sta sviluppando il progetto del «corridoio verticale» per il gas liquefatto. Questo progetto, che prevede la distribuzione di gnl USA attraverso l’Europa centrale, ha suscitato preoccupazioni per il suo impatto sugli equilibri politici e economici del continente.
La Romania è diventata un caso di studio per l’interesse USA, con la caduta del governo di Ilie Bolojan nel maggio 2025, a causa di una mozione di sfiducia promossa da George Simion, leader dell’estrema destra di Aur alleata di Giorgia Meloni. Il governo romeno, in difficoltà a trovare un nuovo premier, ha visto il suo equilibrio politico scosso da pressioni esterne. Il caso di Bolojan ha suscitato dibattiti su come l’interferenza USA possa influenzare i processi democratici, con accuse di interventismo che vanno oltre i confini diplomatici.
Connessioni e pressioni politiche
Le pressioni politiche non si limitano alla Romania. In Bosnia, l’uscita di Christian Schmidt, ex commissario UE, ha suscitato preoccupazioni per l’influenza USA sulle decisioni politiche locali. A Sarajevo, si vota domenica, e le pressioni USA sono state rilevate. In Albania, Meloni e il movimento Maga-trumpiano hanno continuato a influenzare le dinamiche politiche, con accuse di interventismo che vanno oltre i confini diplomatici.
Il socio: «Ho sentito Salvini» Ci riagganciamo al «corridoio verticale» del gas liquefatto, il progetto dell’amministrazione Trump per far fluire dalla Grecia, attraverso l’Europa centrale, toccando paesi come Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina, gnl USA da vendere agli europei. Dall’incontro in Scozia Trump ottenne la promessa di acquisti da 750 miliardi, e la Commissione ha già detto che la cifra verrà superata. Con l’argomento di liberare gli europei dall’energia russa, gli americani ci fanno pagare a caro prezzo la loro.
Il link con l’ambasciatrice e i suoi “affari” si ritrova in un incontro che Guilfoyle ha avuto con Grindeanu e il Psd a Bucarest a marzo, dopo la cena ad Atene, e nel ruolo del Psd nel dossier del gas. All’epoca del governo Bolojan la delega all’Energia era in mano al socialdem Bogdan Ivan, che – stando a quanto ricostruisce G4 dalla Romania – «inviò l’organo di controllo del ministero a Romgaz dopo che la società statale si era rifiutata di firmare un contratto per l’acquisto di gnl dagli USA per il prezzo ritenuto troppo elevato». Sia i socialdem che Aur negano che Bolojan sia caduto per «cospirazioni» con Guilfoyle.
