Alessandro Impagnatiello torna in tribunale per il riconoscimento della premeditazione

Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo, torna in tribunale per il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano.

Alessandro Impagnatiello torna in tribunale per il riconoscimento della premeditazione
Alessandro Impagnatiello torna in tribunale per il riconoscimento della premeditazione

Alessandro Impagnatiello, ex barman dell’Armani Caffè, tornerà davanti ai giudici per un nuovo processo d’Appello, dopo che la prima sezione penale di Cassazione ha disposto un procedimento specifico per il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, esclusa nella sentenza di secondo grado. L’uomo, già condannato all’ergastolo per omicidio pluriaggravato, distruzione di cadavere e interruzione non consensuale di gravidanza, è in carcere a Pavia. La decisione è stata accolta con soddisfazione dai familiari della vittima, Giulia Tramontano, ventinovenne uccisa il 27 maggio 2023.

Un piano criminale ben definito

Secondo le dichiarazioni del pm e del sostituto pg della Cassazione Elisabetta Ceniccola, l’omicidio di Giulia Tramontano fu un agguato premeditato. L’imputato, dopo aver avvelenato la vittima per settimane con un topicida, la uccise con 37 coltellate quando era al settimo mese di gravidanza. Il corpo fu bruciato nella vasca da bagno e occultato per giorni. Il legale del papà di Giulia, Nicodemo Gentile, ha sottolineato che l’azione fu «una eliminazione lucidamente pianificata della compagna e del bimbo che portava in grembo».

Le prove indicano una premeditazione totale. Le indagini hanno rivelato una serie di elementi che supportano l’ipotesi di un piano criminale. Dal computer di Impagnatiello sono emersi ricerche sul topicida, sulle dosi necessarie per uccidere una persona e su come preparare pozioni letali. Inoltre, l’imputato ha digitato sul telefono «rimuovere macchie di sangue» alle 11.06 del 31 maggio, un dettaglio che ha suscitato scalpore in aula.

La scena preparata

La casa della coppia, spiegano i magistrati, è stata il teatro di una «scena preparata», con tracce di sangue sotto il tappeto ma non sopra, e il divano negativo al luminol. La giudice della Corte d’Assise Antonella Bertoja ha sottolineato che «gli elementi indiziari consentono di affermare con tranquillizzante certezza che il proposito criminoso di uccidere Giulia sia sorto in Impagnatiello ancor prima di quel pomeriggio del 27 maggio». L’idea di sbarazzarsi della compagna, che aveva rivelato di aspettare un bambino, era nata già il 12 dicembre dell’anno precedente, quando l’imputato aveva digitato sulla rete la ricerca «veleno topi».

La difesa aveva chiesto di escludere l’aggravante della crudeltà. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giulia Geradini, aveva chiesto di escludere l’aggravante della crudeltà e di riconoscere le attenuanti generiche. Il ricorso è stato respinto. Per la Corte d’Appello, l’intenzione del barman era quella di interrompere la gravidanza, vissuta come una limitazione della sua libertà e delle ambizioni di carriera, senza la volontà iniziale di uccidere. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto che la premeditazione fosse effettivamente presente.

«Non me lo aspettavo e sinceramente non condivido la decisione», ha anticipato l’avvocato Geradini, aggiungendo che torneranno a discutere la motivazione della sentenza. Mentre i familiari della vittima attendono con fiducia il nuovo processo, la storia di Giulia Tramontano rimane un caso che ha scosso l’opinione pubblica e ha messo in luce le complessità di un delitto premeditato e pianificato. La verità, però, resta ancora da chiarire in tribunale.