Il Coyote Ugly Saloon: una storia reale ispirata per il film

Il film Le ragazze del Coyote Ugly è ispirato a una storia vera, ma non racconta la vita di Elizabeth Gilbert.

Il film Le ragazze del Coyote Ugly, uscito nel 2000, è ispirato a una storia reale, ma non racconta la vita di Elizabeth Gilbert. Il Coyote Ugly Saloon, un bar dell’East Village di New York, esisteva davvero e ha fornito l’ambiente e la base per la sceneggiatura. La vicenda di Violet, protagonista del film, è invece una costruzione cinematografica. La realtà del locale, però, ha avuto un impatto significativo sulla popolarità del film e sul successo di Hollywood.

Il bar reale che ha ispirato il film

Il Coyote Ugly Saloon è stato fondato nel 1993 da Liliana “Lil” Lovell, una donna che aveva iniziato la sua carriera nel mondo della finanza. Dopo aver lavorato al Village Idiot, un altro locale dell’East Village, decise di aprire il suo bar. Il locale si distingueva per le bariste selezionate per il loro carattere e la loro capacità di intrattenere, per la musica e per le regole non scritte che caratterizzavano l’esperienza. Le ragazze salivano sui banconi, ballavano e interagivano con i clienti, creando un’atmosfera volutamente sopra le righe.

Elizabeth Gilbert e l’articolo che ha reso famoso il bar

Nel 1997, Elizabeth Gilbert, allora ancora lontana dalla fama internazionale, pubblicò su GQ un articolo intitolato The Muse of the Coyote Ugly Saloon. L’articolo descriveva l’esperienza di Gilbert come barista nel locale e rivelava le regole non scritte, le personalità delle bariste e la figura dominante di Liliana Lovell. Questo racconto contribuì a portare il Coyote Ugly Saloon all’attenzione nazionale e a farlo conoscere a Hollywood, che acquistò i diritti per un adattamento cinematografico.

Il film Le ragazze del Coyote Ugly si ispira a questa realtà, ma non la riproduce fedelmente. La protagonista Violet Sanford, interpretata da Piper Perabo, non è una versione cinematografica di Elizabeth Gilbert né di Liliana Lovell. Il film costruisce una storia originale, in cui Violet arriva a New York con il sogno di diventare cantautrice e deve imparare a esibirsi nel mondo del Coyote Ugly. La relazione tra Violet e Liliana, interpretata da Maria Bello, è funzionale alla trama, ma non è una ricostruzione di un’esperienza reale.

La realtà del Coyote Ugly e la sua evoluzione

La storia reale del Coyote Ugly Saloon non ha una conclusione simile a quella del film. Non esiste una “vicenda di Violet” che arriva a compimento, poiché Violet non è una persona realmente esistita. Il film usa il locale come ambiente per far maturare la protagonista, trasformandolo in una sorta di palestra personale. La selezione delle bariste, descritta nell’articolo di Gilbert, è stata estremizzata nel film, creando un gruppo corale funzionale alla commedia.

Il Coyote Ugly Saloon, inoltre, non ha una fine definita come il film. Il locale è esistito e continua a esistere come attività, ma la sua storia non si conclude con la vita di Violet. La realtà del locale è diventata un fenomeno, grazie al racconto di Gilbert e alla successiva trasformazione in un marchio cinematografico. Il film rappresenta quindi un capitolo della storia del locale, non la sua fedele biografia. Il rapporto tra realtà e finzione è stato spesso semplificato nel tempo, arrivando a presentare il film come se raccontasse la vita di Elizabeth Gilbert. In realtà, Gilbert fu una barista del Coyote Ugly e trasformò quell’esperienza in un articolo per GQ, ma il film costruisce una protagonista differente e una vicenda autonoma. Il legame tra le due opere è soprattutto biografico e professionale, ma non implica una diretta ispirazione.