Caffè Trucillo: il caffè come cultura e connessione
Caffè Trucillo racconta la sua crescita internazionale e il valore del caffè come cultura e connessione.
Caffè Trucillo, torrefazione nata a Salerno nel 1950, ha trasformato la cultura del caffè in un motore di crescita internazionale. Antonia Trucillo, figlia della famiglia fondatrice, racconta come il caffè non sia solo una bevanda, ma un’esperienza che unisce persone, territori e tradizioni. Dopo la laurea all’Università Iulm di Milano, entra ufficialmente in azienda, portando con sé una visione diversa del prodotto. Il caffè, per lei, inizia come un fiore dal profumo di gelsomino, cresce in montagne dell’Honduras, del Guatemala o del Brasile e attraversa il mondo prima di diventare la bevanda che conosciamo. Ogni Paese ha abitudini, gusti e culture diverse, e il compito di Caffè Trucillo è capire come valorizzare il caffè senza perdere la propria identità.
Un’azienda fondata sulla qualità e sulla fiducia
La storia di Caffè Trucillo è anche una storia di scelte. Mentre gran parte del settore si basa su sistemi di finanziamento ai locali, Matteo Trucillo sceglie una strada diversa. Nel 1992 decide di chiudere la società finanziaria di famiglia e di dedicarsi completamente alla torrefazione. L’obiettivo è chiaro: costruire un’azienda fondata sulla qualità del prodotto e sulla fiducia dei partner. “Mio padre aveva il desiderio di creare un’azienda ispirata solo al prodotto e alla qualità. Voleva legarsi alla fiducia del cliente, non al risparmio”, spiega Antonia. La famiglia investe nella cultura del prodotto, creando un’identità unica che si distingue per la passione e la conoscenza.
Nel 1998 nasce l’Accademia del Caffè Trucillo, la prima scuola dedicata al caffè del Centro-Sud Italia. L’idea nasce da un’esperienza di Antonia, che decide di studiare il caffè, un sapere fino ad allora tramandato quasi esclusivamente per via orale. L’Accademia diventa un luogo di formazione per baristi, chef, sommelier, studenti, giornalisti e appassionati, con l’obiettivo di offrire gli strumenti per comprendere davvero ciò che si cela dietro una tazzina di espresso. La formazione accompagna anche l’espansione internazionale dell’azienda, che oggi è presente in circa 40 Paesi e realizza tra il 70 e l’80% del proprio fatturato fuori dall’Italia.
Un viaggio che non si conclude
Da quel momento prende il via un lungo viaggio attraverso le principali aree di produzione del caffè: Honduras, Brasile, Colombia, Guatemala, Costa Rica, Africa e Asia. Antonia vive accanto ai produttori, segue ogni fase della lavorazione e scopre una realtà che fino ad allora conosceva solo attraverso il prodotto finito. Quel viaggio non si conclude con il ritorno in Italia. Negli anni, Antonia consegue la qualifica di Q Grader, il più alto riconoscimento internazionale per la valutazione sensoriale del caffè, condiviso da circa 1200 professionisti nel mondo. “Volevo diventare la massima conoscitrice delle origini. Mi affascinava capire tutto quello che accade prima della tazzina”. Da questa ricerca nasce anche Ippocratica Roastery, una micro torrefazione inaugurata due anni fa all’interno dello stabilimento Trucillo. Un laboratorio dedicato agli specialty coffee, piccole produzioni selezionate direttamente nelle piantagioni, che esprimono profili aromatici insoliti.
Oggi Caffè Trucillo è presente in circa quaranta Paesi, con una società negli Stati Uniti, una a Dubai e partner che gestiscono coffee shop a marchio Trucillo in diverse aree del mondo, dalle Maldive all’Iraq. Ma l’espansione internazionale, per Antonia, non è mai stata una semplice esportazione del prodotto. “Il dialogo con l’estero ci ha insegnato che prima di vendere bisogna ascoltare. Ogni Paese ha abitudini, gusti e culture diverse, e il nostro compito è capire come valorizzare il caffè senza perdere la nostra identità”. È proprio qui che entra in gioco il valore del Made in Italy. “All’estero sono molto apprezzati il nostro saper fare, l’artigianalità e la qualità. Ma anche il bello ha la sua importanza. Estetica e design parlano dell’Italia tanto quanto il gusto.”
Oggi la terza generazione lavora fianco a fianco: Antonia segue le origini del caffè e l’Accademia, la sorella guida la parte operativa e il fratello lo sviluppo commerciale. Ruoli diversi, ma una visione condivisa che guida l’azienda da oltre settant’anni. Alla fine, il viaggio del caffè raccontato da Antonia Trucillo assomiglia a quello della sua famiglia. Parte da Salerno, attraversa culture e continenti e torna sempre allo stesso punto: la convinzione che dietro una tazzina ci sia molto di più di un prodotto: conoscenza, persone, relazioni.
