Strage di Erba, i giudici: nessuna prova nuova può scagionare Rosa Bazzi e Olindo Romano

I giudici della Corte d’appello di Brescia respingono le richieste di revisione del processo per la strage di Erba, ritenendo non ammissibili le prove presentate.

Strage di Erba, i giudici: nessuna prova nuova può scagionare Rosa Bazzi e Olindo Romano
Strage di Erba, i giudici: nessuna prova nuova può scagionare Rosa Bazzi e Olindo Romano

La Corte d’appello di Brescia ha respinto le richieste di revisione del processo per la strage di Erba, ritenendo non ammissibili le prove presentate. Tre istanze, quelle del pg di Milano Cuno Tarfusser, del tutore degli imputati e dei coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano, sono state rifiutate. Nessuna delle tre è stata considerata legittima, con l’istanza di Tarfusser ritenuta inammissibile per mancanza di legittimazione. Tra le 18 sedicenti nuove prove, ci sono consulenze, interviste, testimonianze e fotografie, ma i giudici hanno chiarito che non si tratta di prove nuove in senso legale.

Prove non ammissibili, nessuna novità

I giudici hanno sottolineato che le prove presentate non soddisfano i criteri di novità e affidabilità richiesti per un processo di revisione. La richiesta di Tarfusser, pur se inammissibile per difetto di legittimazione, non ha portato a nuove prove. L’istanza del tutore, legittimata, è stata considerata accessoria a quella di Tarfusser. Per quanto riguarda i coniugi Bazzi e Romano, le loro richieste sono state ritenute inammissibili per mancanza di novità e inidoneità a ribaltare la sentenza.

Interviste non sono prove legali

I giudici hanno chiarito che le interviste, come quelle del programma Le Iene, non possono considerarsi prove nuove. La natura di tali interviste, rese a testate giornalistiche, non conferisce loro il rango di prova ammissibile in sede processuale. L’intervistato non è obbligato a dire la verità e può essere suggestionato, rendendo le sue dichiarazioni non attendibili. Le interviste, inoltre, non possono falsificare testimonianze già resa in primo grado.

Le prove presentate, tra cui la traccia di sangue di Valeria Cherubini sul battitacco della macchina degli imputati, sono state valutate come non sufficienti a modificare il quadro probatorio esistente. I giudici hanno sottolineato che la traccia ematica è già stata analizzata e confermata in precedenti gradi di giudizio. La testimonianza di Mario Frigerio, pur se contestata, è stata ritenuta coerente con le confessioni degli imputati.

Un quadro probatorio solido

I magistrati hanno ribadito che il quadro probatorio su cui si fonda la condanna è solido e univoco. Le prove principali, come la traccia ematica, la testimonianza di Frigerio e le confessioni degli imputati, sono state valutate come attendibili. Le nuove consulenze presentate non hanno portato a nuove informazioni che possano modificare il verdetto. I giudici hanno anche sottolineato che le congetture e i dati frammentari non possono essere considerati sufficienti per modificare un processo già concluso.

L’avvocato Fabio Schembri ha annunciato che i coniugi Bazzi e Romano intendono ricorrere in Cassazione, evidenziando che la mancanza di prove nuove è un elemento ovvio. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la richiesta di revisione non può essere accettata senza prove nuove, e le prove presentate non soddisfano i requisiti legali. La sentenza è stata respinta, e i coniugi hanno 45 giorni per impugnare la decisione.