Nuovi dettagli sull’omicidio di Elisa Claps: biglietti anonimi e depistaggi
Nuovi elementi sull’omicidio di Elisa Claps: biglietti anonimi e depistaggi. Indagini non concluse e errori durante le indagini.

Elisa Claps, la giovane giornalista scomparsa nel 2002, ha visto il suo caso seguire una traiettoria di depistaggi, errori e mancanza di indagini approfondite, come rivelano nuovi dettagli raccolti da due giornalisti, Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito. L’omicidio, inizialmente considerato un suicidio, è stato riconosciuto come probabile omicidio da un giudice, ma le indagini non sono mai state completate. I due autori hanno sottolineato come il caso sia stato influenzato da pressioni esterne, mancanza di approfondimento e errori procedurali che hanno portato a una conclusione non piena.
Biglietti anonimi e collaborazioni non verificate
Uno dei nuovi elementi emersi nel libro è il ritrovamento di un biglietto anonimo a Parco Montereale, poco dopo la scomparsa di Elisa. Il biglietto, trovato vicino al tabacchino del padre, era incluso in una nota a piè di pagina di una delle prime informative della Questura di Potenza. Il testo recita: “Avevo una gatta. Cantava troppo. L’ho uccisa. Elisa l’ho fatta sotterrare con una pietra”. Questo documento, secondo i giornalisti, dimostra che chi ha ucciso Elisa non l’ha fatto da solo, ma ha ricevuto aiuto da un complice. Se fosse stato analizzato, avrebbe potuto aprire nuove indagini su chi ha aiutato Danilo Restivo, l’uomo accusato dell’omicidio.
Un altro biglietto anonimo è stato inviato all’avvocato Maria Bamundo, che difende le due signore dell’impresa di pulizie che hanno ritrovato il corpo. Il biglietto cita un sacerdote della Diocesi, De Sortis, come fonte di informazioni importanti. Il biglietto è stato inviato a un indirizzo non corretto, ma presso una casa di proprietà di un collega della Bamundo, dove erano stati convocati dieci testimoni sul caso. Questo ha reso evidente che l’anonimo è stato inviato da uno dei testimoni stessi, suggerendo una connessione tra la comunità e i depistaggi.
Errore più grave: scadere i termini per le indagini
Secondo Amendolara, l’errore più grave è stato la decisione della procura di Salerno di far scadere i termini per le indagini preliminari dopo il ritrovamento del corpo di Elisa. Tutti i reperti raccolti sono rimasti inutilizzati, mentre è stata avviata un’inchiesta su due signore dell’impresa di pulizie che hanno ritrovato il corpo. Queste donne, pur avendo commesso errori, hanno pagato le conseguenze, mentre i veri responsabili non sono mai stati indagati.
Il libro sottolinea come la comunità locale sia stata accusata di omertà e di non aver visto nulla quel giorno. Il parroco della Trinità, Don Mimì Sabìa, è stato visto in un incontro con una ragazza di Potenza, che aveva 18 anni, a Fiuggi, pochi giorni dopo la scomparsa di Elisa. Questo incontro, avvenuto a dieci metri da dove Elisa era sepolta, non è mai stato approfondito. La comunità potentina, nonostante fosse in una zona centrale, non ha mai rivelato informazioni utili, nonostante fosse mezzogiorno di una domenica di settembre.
Un altro elemento emerso è la testimonianza di Giuseppe Carlone, un ragazzo poco più grande di Elisa, che ha detto di averla vista ai piedi della scalinata 4 novembre. Tuttavia, la sua testimonianza è stata smentita dal fratello di Elisa, Gildo Claps. Carlone non è mai stato riconvocato, né sono stati sentiti dieci operai che nel 1996 avevano lavorato nel sottotetto a 15 centimetri dal corpo di Elisa. Questi dettagli, secondo i giornalisti, dimostrano come l’inchiesta sia stata manomessa e come la verità sia rimasta nascosta.
