Ticino e i suoi giovani: il lavoro non è più solo verso il confine italiano
Il Ticino vede un cambiamento nel mercato del lavoro: giovani ticinesi cercano opportunità in altre regioni svizzere.

Per anni i comaschi hanno cercato lavoro in Ticino, ma oggi è il Ticino a guardare altrove. Mentre quasi 80mila frontalieri continuano a lavorare nel Cantone, soprattutto dall’Italia, cresce il fenomeno dei giovani ticinesi che cercano opportunità in altre regioni svizzere. Il tema si complica ulteriormente con l’iniziativa “Stop all’aumento dei dipendenti cantonali”, che mira a ridurre il personale amministrativo entro il limite dell’1,3% della popolazione residente. Non si tratta di licenziamenti, ma di un ridimensionamento del settore pubblico, che potrebbe influenzare le prospettive di lavoro per i giovani ticinesi.
Un doppio movimento nel mercato del lavoro
Il Ticino, pur rimanendo un’area di forte attrazione per i lavoratori italiani, si trova a fare i conti con una realtà in evoluzione. Molti giovani ticinesi, dopo aver concluso gli studi, guardano a Zurigo, Basilea e Berna alla ricerca di condizioni professionali e salariali più interessanti. Questo fenomeno, pur non essendo nuovo, si sta intensificando, creando una sorta di doppio frontalierato. Da Como si va in Ticino per migliorare la condizione lavorativa, ma da Ticino si parte per cercare ulteriori opportunità.
La sfida per il Cantone è quella di trattenere i giovani e offrire loro carriere e salari competitivi rispetto al resto della Confederazione. L’economia ticinese, pur basata su una forte presenza di lavoratori esteri, deve adattarsi a una domanda interna in crescita. La riduzione del personale pubblico, se non accompagnata da un’adeguata offerta di lavoro nel settore privato, potrebbe mettere a rischio la stabilità del mercato del lavoro locale.
Il tema non riguarda solo i frontalieri italiani, ma anche i ticinesi che, pur essendo residenti, cercano lavoro altrove.
La discussione si estende al settore privato
La discussione sui 580 posti pubblici finisce per coinvolgere anche il settore privato. I sostenitori dell’iniziativa ritengono necessario contenere spesa e burocrazia, mentre chi solleva dubbi si chiede se il settore privato ticinese sarà in grado di creare nuove opportunità per i giovani. Per tanti comaschi il Ticino continua a rappresentare la terra promessa, ma per una parte dei ticinesi, il Ticino rischia di diventare il punto di partenza per un ulteriore passo avanti.
Il mercato del lavoro a cavallo del confine nel 2026 mostra una contraddizione: la terra promessa dei frontalieri comaschi non sempre basta più a trattenere i suoi stessi giovani. Questo cambiamento, sebbene non improvviso, segna una svolta nella dinamica del lavoro tra Italia e Svizzera, con implicazioni economiche e sociali che richiedono una riflessione approfondita. Nonostante il calo del 0,6% dei frontalieri occupati in Ticino rispetto a un anno prima, il fenomeno dei giovani ticinesi che cercano lavoro altrove non è ancora in atto di massa. Tuttavia, la tendenza si sta consolidando, e il Cantone deve affrontare una sfida non solo di politica economica, ma anche di attrazione e sviluppo per i propri giovani.
