La Francia a un passo dalla recessione. Mercati e imprese in allarme

La Francia rischia recessione, mercati e imprese preoccupati per debito e crescita stagnante.

Un gruppo di imprese francesi si riunisce a Roland Garros, con preoccupazioni per la recessione e il debito
Un gruppo di imprese francesi si riunisce a Roland Garros, con preoccupazioni per la recessione e il debito

La Francia si trova a un passo dalla recessione, con mercati e imprese in allarme per un quadro economico in continua peggioramento. Il Paese, il secondo più grande dell’Unione Europea, mostra segni di stagnazione e preoccupazioni crescenti per un debito pubblico che supera i 3.500 miliardi di euro e un Pil che cresce solo marginalmente. La disoccupazione, al 8,3 per cento, e l’inflazione, al 2,5 per cento, nonostante la produzione di energia nucleare, non bastano a calmare le tensioni. La spesa pubblica copre il 57,6 per cento del prodotto interno lordo, mentre il rosso della bilancia commerciale ha toccato i 69,2 miliardi di euro, sostenuto solo dalla forza dell’aerospazio.

Un sistema industriale in crisi

La crisi non riguarda solo i numeri, ma anche la capacità del sistema industriale francese a mantenere la competitività. Gli operatori finanziari non credono più al meccanismo che ha reso Parigi un punto di riferimento per i mercati negli ultimi trent’anni: il rinnovo del debito a tassi inferiori rispetto alle precedenti emissioni. Il rendimento dell’Oat decennale, il titolo di stato francese, si attesta al 4,090 per cento, mentre lo spread con il Bund, il titolo tedesco, è a 86 punti base. In attesa del giudizio di Fitch sul rating, si teme un declassamento che potrebbe certificare la “scarsa affibilità” finanziaria del Paese.

Le aziende si bloccano, tranne in settori strategici. Marc Frey, partner di Maestrium, una società di consulenza che assiste i campioni nazionali, avverte: «Le aziende che ci contattano non assumono più, tranne che nei settori della difesa, aerospaziale ed export». La mancanza di certezza e la pressione fiscale pesano sulle decisioni di investimento e di crescita. Il governo, con un deficit/Pil che non si schioda dal 5 per cento e un debito/Pil che si appresta a superare il 118 per cento, non riesce a trovare un consenso per una manovra di bilancio che potrebbe invertire la curva del disavanzo.

La mancanza di consenso politico

Il Medef, la Confindustria transalpina, ha chiesto ai sette candidati per l’Eliseo di realizzare la riforma della previdenza, alzando l’età di pensionamento legale da 62 a 64 anni. Una misura necessaria per ridurre il debito, ma bloccata dal governo Lecornu per garantirsi la sopravvivenza alle Camere. «Il mondo va avanti e la Francia arretra in termini assoluti e relativi», ha detto Patrick Martin, presidente del Medef, durante un incontro al Roland Garros. La crescita acquisita è solo dello 0,3 per cento. Finora la crescita acquisita è dello 0,3 per cento e difficilmente si raggiungerà a fine anno il +0,7 per cento auspicato. Il governo, che non ha una maggioranza, non riesce a trovare un accordo per interventi significativi. La deindustrializzazione, in corso da decenni, non sembra fermarsi, e le imprese si trovano a fronteggiare un contesto economico sempre più incerto.

Quasi tutti i fondamentali francesi sono ampiamente in zona negativa. Oltre ai già sopracitati deficit, debito e Pil, la disoccupazione è all’8,3 per cento, l’inflazione al 2,5 per cento, nonostante la produzione di energia nucleare che riduce l’acquisto di gas e greggio non soltanto dal Golfo Persico. La spesa pubblica copre il 57,6 per cento del prodotto interno lordo, mentre il rosso della bilancia commerciale ha toccato i 69,2 miliardi, tenuto in piedi solo dalla forza dell’aerospazio.

La situazione è drammatica, con un deficit/Pil che non si schioda dal 5 per cento e un debito/Pil che si appresta a superare il 118 per cento già l’anno prossimo. Gli operatori non credono più a quel meccanismo che da almeno un trentennio ha reso forte Parigi sui mercati: il “rinnovo” del debito a tassi inferiori rispetto alle precedenti emissioni.